Frase celebre di Ernst Jünger

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«Nel grande studio, davanti al ciclo di ninfee bianche al quale Monet cominciò a lavorare, giunto ormai al suo settantacinquesimo anno. Qui si può mirabilmente osservare il ritmo creatore di cristallizzazione e soluzione, con potenti avvicinamenti al nulla azzurro, alla azzurra viscosità di Rimbaud. Su una delle grandi tavole è realizzato, al margine del puro tessuto della luce, come un nodo di raggi materiali, un fascio di ninfee azzurre. Un altro quadro rappresenta soltanto un cielo con nubi: queste si rispecchiano nell'acqua in una maniera che dà le vertigini. L'occhio intuisce la temerarietà, e anche la grandiosa conquista ottica della sublime soluzione, e i suoi affanni ta correnti di luce fluente. L'ultimo quadro è stato lacerato a colpi di coltello.

[da Nota di diario del 16 luglio 1944, Parigi]» (Ernst Jünger)

Ernst Jünger

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